Il commento di una docente della sezione scientifica  
Tra colleghi si sorride, nei corridoi ci si scambia qualche complimento temperato dall’ironia e dall’understatement torinese. Ma quel quarto posto in Provincia, 12° in Regione, fa piacere. E’ un riconoscimento del lavoro svolto insieme ai ragazzi, segno tangibile che gli anni trascorsi nello spazio privato e speciale della classe hanno permesso agli studenti di formarsi, crescere, acquisire competenze, affrontare i problemi. E tanto più in un liceo di provincia, con un territorio di provenienza degli allievi vasto ed eterogeneo. In un lavoro come quello dell’insegnante, prezioso e invisibile, eppure bersaglio continuo di critiche da parte della politica e dei media, in fondo una conferma ci sta, è una bella rivincita per chi stima la propria professione, non ha mai smesso di studiare e aggiornarsi, di fare le cose con serietà. E' una lezione che dice anche altro: ad esempio che la maggior parte dei ragazzi, se motivata e aiutata, può ottenere una buona preparazione e risultati notevoli. A differenza di tutti i cattivi stereotipi, il mestiere dell’insegnante è collocato in un campo magnetico che sta tra due poli: la conoscenza della materia che si insegna e gli studenti. Non esiste l’uno senza l’altro. Non c’è insegnante senza classe, ma solo uno studioso. Così alla fine il premio migliore è quello che ciò sai sia diventato anche di altri. Letteratura, Dante, biologia, le equazioni, le leggi della termodinamica, anche le faticose lezioni di latino hanno contribuito a formare gli strumenti che aiuteranno i ragazzi nella sfida al mondo del lavoro e nella vita.
lezione in classe  
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Antonella Perotti, docente di Lettere nella sezione scientifica    
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