Cerimonia di premiazione delle mini olimpiadi di Latino e Greco

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21 maggio 2012: finalmente ha luogo la tanto attesa premiazione dei vincitori delle Mini-Olimpiadi di latino e greco del "Newton", iniziativa inedita sperimentata con successo per la prima volta quest'anno.
Dopo l'intervallo, i 113 partecipanti ed i loro docenti raggiungono l'Aula Magna in un clima di comprensibile emozione, accentuato dalla presenza in sala dei giornalisti della Nuova Periferia. La Preside, Prof.ssa Rosanna Canuto Vaj, saluta e ringrazia i partecipanti e gli organizzatori, spiegando brevemente alla stampa in che cosa sia consistita la manifestazione. Cede quindi la parola al Presidente della Giuria, il Prof. Matteo Restuccia, che elogia tutti i concorrenti e li sprona a partecipare ancor più numerosi in futuro, sottolineando l'impegno dimostrato dai docenti per l'organizzazione del concorso e la preparazione dei candidati. Dà quindi inizio alla cerimonia, consistente nella proclamazione dei tre vincitori per ogni fascia, cui saranno consegnati un attestato ed un premio (in libri e, per quanto riguarda i primi premi, anche in denaro), ricordando che il piazzamento in uno dei primi tre posti ha valore di "credito formativo" e che per tutti i concorrenti è stato predisposto un attestato di partecipazione. Infine il Presidente precisa che, a prescindere dalla posizione in classifica, gli elaborati ritenuti particolarmente meritevoli, perché pressoché esenti da errori, sono stati segnalati con un'apposita menzione di eccellenza, che non in tutte le fasce è stata assegnata.
Si fa silenzio: il Prof. Restuccia prende il primo attestato e legge il nome del terzo classificato della prima fascia. Scoppia un applauso liberatorio.
Gli studenti seguono la proclamazione dei vincitori con viva partecipazione, reagendo con un entusiasmo da tifoseria al successo dei loro compagni di classe o dei loro amici, in un clima di sana e leale competizione. I docenti degli allievi premiati non nascondono la loro soddisfazione, e talvolta la loro commozione.

1° ANNO (brano di Igino):

1° CLASSIFICATO

 Jacopo CARAGLIO

I C Ginnasio

menzione di eccellenza

2° CLASSIFICATO

 Alberto VITTONE

I B Ginnasio

menzione di eccellenza

3° CLASSIFICATO

 Matteo CARAGLIO

I C Ginnasio

 

2° ANNO (brano di Cornelio Nepote):

1° CLASSIFICATO

 Alberto CAPOBIANCO

2° E Scientifico

menzione di eccellenza

2° CLASSIFICATO

 Matilde CARRERA

2° E Scientifico

menzione di eccellenza

3° CLASSIFICATO

 Gabriele AMANTE

 II A Ginnasio

 

3° ANNO (brano di Sallustio):

1° CLASSIFICATO

 Elpidio GAMBALI

3° B Scientifico

 

2° CLASSIFICATO

 Martina MARCHISIO

I A Classico

 

3° CLASSIFICATO

 Viviana SOFFIENTINI

3° B Scientifico

 

4-5° ANNO (brano di Cicerone):

1° CLASSIFICATO

 Margherita PUPULIN

III B Classico

 

2° CLASSIFICATO

 Eleonora VARDÈ

4° B Scientifico

 

3° CLASSIFICATO
 

Rubina BERTETTO

 III B Classico

 

Francesca ALLOATTI

II B Classico

 

 

1° ANNO (brano di Esopo):

1° CLASSIFICATO

 Alberto VITTONE

I C Ginnasio

menzione di eccellenza

2° CLASSIFICATO

 Jacopo CARAGLIO

I B Ginnasio

menzione di eccellenza

3° CLASSIFICATO

 Michela ONORATO

 I C Ginnasio

 

2° ANNO (brano di Apollodoro):

1° CLASSIFICATO

 Gabriele AMANTE

II A Ginnasio

 

2° CLASSIFICATO

 Marta SASANELLI

II B Ginnasio

 

3° CLASSIFICATO

 Miranda DEMICHELIS

II B Ginnasio

 

3° ANNO (brano di Luciano):

1° CLASSIFICATO

 Fabrizio LUSANI

I C Classico

menzione di eccellenza

2° CLASSIFICATO

 Maria Elisa FERRARIS

I B Classico

 

3° CLASSIFICATO

 Martina MARCHISIO

I A Classico

 

4-5° ANNO (brano di Isocrate):

1° CLASSIFICATO

 Arianna ARRUZZA

II B Classico

menzione di eccellenza

2° CLASSIFICATO

 Arianna LASSEN

III A Classico

 

3° CLASSIFICATO

 Federica GHELLI

III B Classico

 

Margherita PUPULIN

III B Classico

 

  • Latino Igino
  • Latino Nepote
  • Greco Esopo
  • Greco Luciano
  • Greco Isocrate

Le fatiche di Ercole

Ercole era figlio di Zeus e di Alcmena. Era, gelosa, ne ritardò la nascita a favore di Euristeo affinché il decreto di Zeus, che chi fosse nato in quel giorno sarebbe stato il più potente, non andasse a suo vantaggio. Così, quando fu adulto, dovette assoggettarsi a compiere, per volere di Euristeo, delle terribili e rischiose imprese, note come le "dodici fatiche".

Infans, dracones duos duabus manibus necavit, quos Iuno miserat. Leonem Nemeum, quem Luna nutrierat in antro amphistomo atrotum, necavit, cuius pellem pro tegumento habuit. Hydram Lernaeam Typhonis filiam cum capitibus novem ad fontem Lernaeum interfecit. [...] Taurum ex Creta insula Mycenis vivum adduxit.  Diomedem Thraciae regem et equos quattuor eius, qui carne humana vescebantur, cum Abdero famulo interfecit; equorum autem nomina Podargus Lampon Xanthus Dinus.  Hippolyten Amazonam, Martis et Otrerae reginae filiam, <interfecit>, cui reginae Amazonis balteum detraxit; tum Antiopam captivam Theseo donavit.  Geryonem Chrysaoris filium trimembrem uno telo interfecit.  Draconem immanem Typhonis filium, qui mala aurea Hesperidum servare solitus erat, ad montem Atlantem interfecit, et Eurystheo regi mala attulit. Canem Cerberum Typhonis filium ab inferis regi in conspectum adduxit.
Igino

 

Jacopo Caraglio (I C Ginnasio) - 1° premio:

Da bambino uccise con le due mani due serpenti, che aveva mandato Giunone. Uccise il leone Nemeo, che la luna aveva aveva nutrito invulnerabile in una caverna dalla doppia entrata, la cui pelle (di lì in poi) ebbe come corazza. Alla fonte di Lerna uccise l'Idra di Lerna con nove teste, figlia di Tifone. Condusse un toro vivo dall'isola di Creta a Micene, con il servo Abdero uccise il re della Tracia Diomede e i suoi quattro cavalli, che si cibavano di carne umana; ora, i nomi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Uccise l'amazzone Ippolita, figlia di Marte e della regina Otrera, alla quale regina amazzone sottrasse il cinto; in seguito donò la prigioniera Antiope a Teseo. Uccise con un'unica freccia il figlio di Crisaore, Gerione, che aveva tre corpi. Sul monte Atlante uccise un immane drago figlio di Tifone, il quale drago era solito custodire le mele dorate delle Esperidi, e portò le mele al re Euristeo. Condusse il cane Cerbero, figlio di Tifone, dagli inferi sino al cospetto del re.

 

Alberto Vittone (I B Ginnasio) - 2° premio:

Da bambino, uccise con due mani due serpenti, che aveva mandato Giunone. Uccise il leone Nemeo, che Diana aveva allevato invulnerabile in una grotta dalla doppia uscita e di cui ebbe la pelle al posto del vestito. Uccise, alla fonte di Lerna, l'Idra di Lerna, figlia di Tifone, con nove teste. Condusse un toro, vivo, dall'isola di Creta a Micene, uccise Diomede re della Tracia e i suoi quattro cavalli, che si nutrivano con carne umana, con il servitore Abdero; i nomi quindi dei cavalli erano Podargo, Lampone, Xanto e Dino. Uccise l'amazzone, figlia di Marte e della regina Otrera, Ippolita, cui strappò la cintura di regina delle amazzoni; in seguito donò a Teseo Antiope prigioniera. Uccise con una sola freccia Gerione trimembre, figlio di Crisaore. Uccise sul monte Atlante un serpente enorme, figlio di Tifone, che era solito custodire le mele d'oro delle Esperidi, e portò le mele al re Euristeo. Condusse il cane Cerbero, figlio di Tifone, dagli inferi alla vista del re.

Attico giovinetto rifiuta di seguire Silla nella guerra civile

T. Pomponio, amico di Cicerone e suo interlocutore in numerose lettere, nella descrizione ammirata di C. Nepote, che ne individua le doti precoci di onestà morale e apertura culturale.

Athenas ex Asia Sulla decedens cum venisset, quamdiu ibi fuit, secum habuit Pomponium, captus adulescentis et humanitate et doctrina. Sic enim Graece loquebatur, ut Athenis natus videretur; tanta autem suavitas erat sermonis Latini, ut appareret in eo nativum quendam leporem esse, non ascitum. Idem poemata pronuntiabat et Graece et Latine sic, ut supra nihil posset addi. Quibus rebus factum est ut Sulla nusquam ab se dimitteret cuperetque secum deducere. Qui cum persuadere tentaret, "Noli, oro te," inquit Pomponius "adversum eos me velle ducere, cum quibus olim Italiam reliqui ne contra te arma ferrem." At Sulla, adulescentis officio collaudato, omnia munera ei, quae Athenis acceperat, proficiscens iussit deferri.
Cornelio Nepote

 

Alberto Capobianco (2° E Scientifico) - 1° premio:

Quando, partendo dall'Asia, Silla era giunto ad Atene, per tutto il tempo che fu là, tenne con sé Pomponio, colpito dalla filosofia e dalla cultura del giovane. Infatti egli parlava tanto bene in greco che sembrava fosse nato ad Atene, e perciò venne soprannominato Attico; mentre era tale la soavità nel parlare latino che era evidente esservi in lui una certa grazia innata e non acquisita. Recitava ugualmente poesie in latino e in greco, così che non si poteva aggiungere nulla in più. Per questi motivi accadde che Silla non lo allontanò da sé in nessuna circostanza e desiderò condurlo con sé nella guerra contro Mario. Tentando questi di persuaderlo, "Non volermi, ti prego - disse Pomponio - condurre contro i miei cittadini, con i quali un tempo lasciai l'Italia per non combattere contro di te nella guerra civile". Ma Silla, lodata la fedeltà del giovane, mentre partiva ordinò che gli fossero portati tutti i doni che aveva ricevuto ad Atene.

 

Matilde Carrera (2° E Scientifico) - 2° premio:

Andando via dall'Asia, dopo esser giunto ad Atene, Silla, per tutto il tempo che rimase là, ebbe con sé Pomponio, rapito sia dall'educazione sia dalla cultura del giovane. Egli infatti parlava il greco in una maniera tale che sembrava nato ad Atene, e per questo veniva soprannominato Attico; d'altra parte la bellezza dei discorsi in latino era tale che appariva evidente esservi in lui una certa grazia innata, non artefatta. Egli stesso declamava poesie sia in greco sia latino in modo che nulla poteva essere aggiunto in più. Per questi motivi accadde che Silla non lo allontanasse da sé in nessun caso e desiderasse condurlo assieme a lui nella guerra contro Mario. Tentando questi di persuaderlo, Pomponio rispose: "Non voler, ti prego, condurmi contro i miei concittadini, con i quali un tempo lasciai l'Italia per non prendere le armi contro di te nella guerra civile". Ma al contrario Silla, colmato di lodi il senso del dovere del giovane, mentre partiva ordinò che fosse affidata a Pomponio ogni carica che egli aveva assunto ad Atene.

Il cavallo e il soldato
La triste sorte di un cavallo da guerra ridotto a mansioni servili dimostra la scarsa lungimiranza degli uomini.

Καλὸν καὶ πολεμικὸν ἵππον στρατιώτης, ὅτε μὲν καιρὸς τοῦ πολέμου πρὸς τοὺς ἐχθροὺς ἦν, κριθῇ καὶ σίτω ἀμέτρῳ ἔτρεφε ὡς αὐτὸν συνεργὸν ἐν ἀνάγκαις εἶχε. Διότι ὁ τοῦ στρατιώτου ἵππος, διὰ τὸ πλέων τροφῆς εἶναι, μετὰ μακρὰς χαρᾶς ἐβίου καὶ πλούσιος ἦν. Ὅτε δὲ ὁ πόλεμος ἐπαύετο, ὁ ἵππος εἰς τὸν μύλον ἤγετο καὶ δεινοὺς πόνους ἠναγκάζετο φέρειν. Ὅτε δὲ πάλιν πόλεμος ἠγγέλλετο καὶ οἱ ἐχθροὶ πρὸς τὴν τοῦ στρατιώτου κώμην προσβολὴν ἐποίουν, τῷ ἳππῳ ὁ δεσπότης χαλινοὺς ἐνέβαλλε καὶ ἐπὶ τοῖς αὐτοῦ νώτοις καθέζεσθαι ἐβούλετο καὶ πρὸς τοὺς ἐχθροὺς τρέχειν. Ὁ δὲ ἵππος συνεχῶς ἔπιπτε καὶ τὸν δεσπὸτην φέρειν οὐκ ἴσχυεν· ἔφη δὲ τῷ δεσπότῃ· «Εἰς τὸν πόλεμον βαῖνε μετὰ τῶν πεζῶν ὁπλιτῶν· ἵππος γὰρ ἦν, νῦν δ’εἰς ὄνον στρέφομαι, καὶ οὐδ’ἔξεστι πάλιν ἵππον ὄνον ποιεῖσθαι». Ὁ λόγος δηλοῖ ὅτι ἐν καιρῷ εὐδαιμονίας οὐ δεῖ τῶν συμφορῶν ἐπιλανθάνεσθαι.

(da Esopo)

Alberto Vittone (I B Ginnasio) - 1° premio:

Un soldato, quando era tempo della guerra contro i nemici, nutriva un cavallo bello e da guerra con orzo e grano smisurato, perché lo aveva come aiutante nelle necessità. Così il cavallo del soldato, per il fatto di essere pieno di nutrimento, viveva con grande gioia ed era agiato. Quando però la guerra cessava, il cavallo era condotto alla mola ed era obbligato a sopportare fatiche terribili. Quando di nuovo era annunciata una guerra e i nemici facevano un attacco contro il villaggio del soldato, il padrone metteva al cavallo delle briglie e voleva sedersi sul suo dorso e correre contro i nemici. Il cavallo, però, cadeva in continuazione e non aveva la forza per portare il padrone; disse dunque il padrone: "Va' in guerra con gli opliti che combattono a piedi: infatti ero un cavallo, ora sono trasformato in asino e non è possibile rendere un asino di nuovo cavallo". La favola dimostra che in un momento di felicità non bisogna dimenticarsi delle disgrazie.

 

Jacopo Caraglio (I C Ginnasio) - 2° premio:

Un soldato, quand'era tempo della guerra contro i nemici, nutriva un cavallo bello e da combattimento con grano e foraggio innumerevole, poiché lo aveva collaboratore nelle necessità. Perciò il cavallo del soldato, poiché era pieno di cibo, viveva con grande gioia ed era ricco. Ma quando la guerra finì, il cavallo fu condotto al mulino ed era obbligato a sopportare fatiche terribili. Quando però la guerra fu nuovamente annunciata e i nemici cominciarono a dirigersi verso il villaggio del soldato, il padrone cominciò a rimettere il freno a cavallo e voleva sedersi sul suo dorso e correre verso i nemici. Ma il cavallo cadeva continuamente e non era capace di reggere il padrone: allora disse al padrone: "Va' in guerra con gli opliti appiedati: ero infatti un cavallo, ma ormai sono mutato in asino, e non è possibile rendere un asino di nuovo cavallo". Il racconto mostra che in tempo di felicità non bisogna dimenticarsi delle sventure.

Altro che Penelope!

Durante il viaggio immaginario descritto da Luciano nella Storia vera, egli incontra, nell’Isola dei Beati, Odisseo morto, il quale lo prega di recapitare a Calipso una curiosa lettera.

Ἐκεῖθεν τῇ Ὠγυγίᾳ νήσῳ προσσχόντες ἀπεβαίνομεν. Πρότερον δ' ἐγὼ λύσας τὴν ἐπιστολὴν ἀνεγίνωσκον τὰ γεγραμμένα. Ἦν δὲ τοιάδε· “Ὀδυσσεὺς Καλυψοῖ χαίρειν. Ἴσθι με, ὡς τὰ πρῶτα ἐξέπλευσα παρὰ σοῦ τὴν σχεδίαν κατασκευασάμενος, ναυαγίᾳ χρησάμενον μόλις ὑπὸ Λευκοθέας1 διασωθῆναι εἰς τὴν τῶν Φαιάκων χώραν, ὑφ' ὧν ἐς τὴν οἰκείαν ἀποπεμφθεὶς κατέλαβον πολλοὺς τῆς γυναικὸς μνηστῆρας ἐν τοῖς ἡμετέροις τρυφῶντας· ἀποκτείνας δὲ ἅπαντας, ὑπὸ Τηλεγόνου ὕστερον, τοῦ2 ἐκ Κίρκης μοι γενομένου, ἀνῃρέθην, καὶ νῦν εἰμι ἐν τῇ Μακάρων νήσῳ, πάνυ μετανοῶν ἐπὶ τῷ καταλιπεῖν τὴν παρὰ σοὶ δίαιταν καὶ τὴν ὑπὸ σοῦ προτεινομένην ἀθανασίαν. Ἐὰν οὖν καιροῦ λάβωμαι, ἀποδρὰς ἀφίξομαι πρὸς σέ.” Ταῦτα μὲν ἐδήλου ἡ ἐπιστολή.
Luciano

(1) Altro nome di Ino, la dèa marina che, secondo il mito, avrebbe aiutato Odìsseo a mettersi in salvo; (2) sottinteso υἱοῦ. Si ricordi che Odisseo aveva avuto un figlio anche da Circe.

 

Fabrizio Lusani (I C Classico) - 1° premio:

In seguito a ciò, approdati sull'isola di Ogigia, sbarcavamo. Prima io, aperta la lettera, ne leggevo il contenuto. Diceva così: "Odisseo saluta Calipso. Sappi che io, quando dapprima, costruita la zattera, mi dipartii da te, fatto naufragio, a stento fui portato in salvo nella terra dei Feaci da Leucotea e, ricondotto a casa da questi, trovai molti pretendenti alla mano di mia moglie che sperperavano i miei averi; in seguito, dopo averli uccisi tutti, fui assassinato da Telegono, nato dalla mia unione con Circe, ed ora sono nell'isola dei Beati, pentendomi davvero di aver lasciato la vita presso di te e l'immortalità che tu mi avevi offerto. Se dunque coglierò l'occasione, fuggito tornerò da te". Questo riportava la lettera.

I giovani di una volta

Isocrate tesse l'elogio dei buoni costumi di vita dei giovani dell'antica Atene, che le nuove generazioni hanno abbandonato non per propria colpa.

Τοιγαροῦν οὐκ ἐν τοῖς σκιραφείοις οἱ νεώτεροι διέτριβον, οὐδ' ἐν ταῖς αὐλητρίσιν, οὐδ' ἐν τοῖς τοιούτοις συλλόγοις ἐν οἷς νῦν διημερεύουσιν, ἀλλ' ἐν τοῖς ἐπιτηδεύμασιν ἔμενον ἐν οἷς ἐτάχθησαν, θαυμάζοντες καὶ ζηλοῦντες τοὺς ἐν τούτοις πρωτεύοντας. Οὕτω δ' ἔφευγον τὴν ἀγορὰν ὥστ', εἰ καί ποτε διελθεῖν ἀναγκασθεῖεν, μετὰ πολλῆς αἰδοῦς καὶ σωφροσύνης ἐφαίνοντο τοῦτο ποιοῦντες. Ἀντειπεῖν δὲ τοῖς πρεσβυτέροις ἢ λοιδορήσασθαι δεινότερον ἐνόμιζον ἢ νῦν περὶ τοὺς γονέας ἐξαμαρτεῖν. Ἐν καπηλείῳ δὲ φαγεῖν ἢ πιεῖν οὐδεὶς οὐδ' ἂν οἰκέτης ἐπιεικὴς ἐτόλμησεν. Σεμνύνεσθαι γὰρ ἐμελέτων, ἀλλ' οὐ βωμολοχεύεσθαι· καὶ τοὺς εὐτραπέλους δὲ καὶ τοὺς σκώπτειν δυναμένους, οὓς νῦν εὐφυεῖς προσαγορεύουσιν, ἐκεῖνοι δυστυχεῖς ἐνόμιζον. Καὶ μηδεὶς οἰέσθω με δυσκόλως διακεῖσθαι πρὸς τοὺς ταύτην ἔχοντας τὴν ἡλικίαν. Οὔτε γὰρ ἡγοῦμαι  τούτους αἰτίους εἶναι τῶν γιγνομένων, σύνοιδά τε τοῖς πλείστοις αὐτῶν ἥκιστα χαίρουσιν ταύτῃ τῇ καταστάσει, δι' ἣν ἔξεστιν αὐτοῖς ἐν ταῖς ἀκολασίαις ταύταις διατρίβειν.
Isocrate

 

Arianna Arruzza (II B Classico) - 1° premio:

Perciò i più giovani non dedicavano il proprio tempo né alle case da gioco, né alle suonatrici di aulo, né a queste assemblee nelle quali oggi passano la giornata; ma restavano nelle occupazioni cui erano stati assegnati, ammirando e lodando coloro che in queste primeggiavano. Sfuggivano la pubblica piazza, così che, se mai erano costretti ad attraversarla, mostravano di farlo con molto rispetto e buon senso. Giudicavano più terribile contraddire gli anziani o ingiuriarli che oggi commettere errore nei confronti dei genitori. Nessuno avrebbe osato mangiare o bere nelle taverne, neppure se fosse stato uno schiavo onesto: infatti si davano cura di mantenere un contegno e di non fare buffonate. Quelli ritenevano sventurati sia i buffoni sia coloro che usavano scherzare, che oggi definiscono persone di acuto ingegno. E nessuno creda che io sia mal disposto nei confronti di coloro che vivono questa generazione. Non solo infatti non ritengo che queste accuse siano imputabili a coloro che vivono oggi, ma sono consapevole anche del fatto che la maggior parte di essi non gode minimamente di questo stato di cose, a causa del quale è possibile per loro dedicarsi a codeste intemperanze.

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