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Beatrice Giuriato vince il concorso fotografico “La scuola che partecipa”

26/05/26/ Successi e resoconti

Il Partenone avvolto dalle impalcature. E una ragazza di Chivasso che decide di trasformare quel cantiere in una domanda politica. Non una cartolina da viaggio, non la solita foto da gita scolastica. Ma uno scatto che parla di democrazia da ricostruire, cultura da difendere, scuola da cui ripartire. È con questa immagine che Beatrice Giuriato, studentessa della 4A del Liceo Newton indirizzo Classico della Comunicazione, ha conquistato il secondo posto alla mostra fotografica “La scuola che partecipa”, organizzata dalla Consulta Provinciale degli Studenti e dal progetto Sponde Future – DesTEENazione.

La sua fotografia ritrae il Partenone di Atene in restauro. Davanti alle colonne segnate dalle impalcature c’è lei stessa, di spalle, mentre fotografa il tempio. Una foto dentro la foto. Un gioco visivo contemporaneo che richiama il linguaggio dei social ma che, in questo caso, diventa molto di più: una riflessione sulla democrazia e sul bisogno di “ristrutturarla”. Non a caso il titolo scelto da Beatrice è netto: “Ristrutturiamo la democrazia”.

Beatrice Giuriato racconta di aver pensato al concorso già prima di partire per il viaggio d’istruzione ad Atene. “Avevo già l’idea di approfittare del viaggio d’istruzione ad Atene, non si può non approfittare di un’occasione simile”, spiega. Il tema della mostra prendeva spunto da una citazione di Piero Calamandrei, padre costituente, sul ruolo della scuola nella formazione democratica dei cittadini. Ed è proprio lì che il viaggio si è trasformato in intuizione fotografica.

“Visitare Atene significa andare sul luogo dove tutto è incominciato, è la città simbolo della democrazia nel mondo antico. Così ho cominciato a scattare fotografie col telefonino e a raccogliere angoli e immagini”, racconta. Poi l’arrivo davanti al Partenone, in una giornata limpida e ventosa, e la sensazione immediata di avere davanti la fotografia giusta.“Quando ho visto il Partenone, il simbolo dell’Atene democratica, ho pensato che fosse la foto giusta. Ho scelto di ritrarre me stessa mentre fotografo, in pratica ho realizzato una foto nella foto, una tecnica molto usata da chi pubblica sui social, soprattutto dai giovani”.

Solo dopo, osservando meglio l’immagine, Beatrice si è accorta delle impalcature che avvolgevano il tempio. Ed è lì che lo scatto ha cambiato significato.“Soltanto successivamente mi sono accorta di quanto fossero evidenti le impalcature del restauro e ho pensato che fosse il valore aggiunto rispetto alle tante foto che si scattano”. Da quell’intuizione è nata anche la frase che accompagna la fotografia: “Ristrutturiamo la democrazia”. Non un semplice slogan. Piuttosto una lettura generazionale del presente. Perché mentre molti ragazzi hanno scelto immagini di cortei e proteste, Beatrice Giuriatoha deciso di puntare sulla cultura come strumento di partecipazione. “Molti avevano scelto fotografie legate ai cortei di protesta e a una partecipazione attiva, io ho scelto di proporre una riflessione sulla cultura, necessaria per ‘ristrutturare’ la democrazia”.

Dietro quello sguardo artistico c’è anche una storia familiare. La passione per l’arte accompagna Beatrice fin da bambina. Suo nonno, Antonio Protto, è un pittore affermato dell’arte naif; sua madre dipinge; lei è cresciuta tra mostre e quadri. E la fotografia è arrivata presto, quasi naturalmente. Per la prima comunione ricevette in regalo una macchina fotografica Sony che ancora oggi utilizza. “È diventata la mia compagna di viaggio”, dice sorridendo.Ad Atene, però, aveva con sé soltanto il cellulare. “Eravamo in viaggio d’istruzione, ma di solito uso la Sony della comunione. Mi piace ritrarre le persone, gli angoli che nessuno vede e il mio gatto, Ulisse”.

La premiazione si è svolta giovedì scorso a Torino, nell’ambito del Salone del Libro Off, negli spazi di DesTEENazione ai Murazzi, oggi trasformati in luogo aperto ai giovani e alle attività culturali. Una giornata intensa, fatta di incontri e confronti.“C’erano tanti giovani, è stato interessante conoscerli e confrontarsi con loro. Certo, c’era anche un po’ di emozione e soprattutto la soddisfazione di vedere riconosciuto il mio lavoro”.Nel suo scatto c’è un’immagine potente e insieme molto semplice: il simbolo della democrazia occidentale coperto da impalcature. Un monumento che ha bisogno di manutenzione. Esattamente come la partecipazione civile, la scuola, la cultura. Il punto, in fondo, è tutto lì. Non basta celebrare la democrazia. Bisogna continuare a ricostruirla.

Articolo pubblicato dal giornale "La Voce".

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